Antonio De Lisa- Orizzonte meridiano

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Antonio De Lisa- Orizzonte meridiano (Copione)


“Orizzonte meridiano” è uno spettacolo di teatro musicale. Il testo è in forma dialogata tra due personaggi, Francesco e Serena, due ingegneri chimici specializzati in disastri ambientali la cui storia d’amore è nata all’Ilva di Taranto e fortificata nel porto di Gioia tauro. Il tema riguarda la situazione di abbandono in cui vive il sud d’Italia. “Abbandono” perché la gente se ne va, “abbandono” perché nessuno si interessa più alle sorti di queste regioni. I primi a soffrirne sono i giovani, la cui unica ambizione è andarsene, emigrare, fuggire. Il concerto è pensato in forma spettacolare, con una Voce recitante e il complesso del Lost Orpheus, che si richiamano a vicenda. Relativamente alla musica del Lost Orpheus Ensemble, un critico ha parlato di Rock orfico, definizione che riguarda il modo di pensare e realizzare i pezzi da parte di questo gruppo, costruiti intorno a una serie di simbolici rimandi interni. I pezzi sono tutti originali, nei testi e negli arrangiamenti musicali. La musica risulta sempre accattivante, pur non rinunciando a un certo spessore compositivo.


PERSONAGGI

Narratore
Francesco
Serena
Musicisti


TESTO


I Movimento – Tonight

IL Narratore è già in scena quando si apre il sipario

NARRATORE
Francesco e Serena, i personaggi che stiamo per conoscere, sono ingegneri specializzati in disastri ambientali provocati da industrie chimiche o con impianti chimici ad alto rischio.

Questo è il racconto di un viaggio del sud  d’Italia, sulle strade di regioni in bilico tra sviluppo e deserto. Solo la freschezza dello sguardo può restituire le sensazioni e gli incontri, senza pregiudizi e preconcetti, al di fuori di logiche di appartenenza.

Forse è anche il racconto di una crisi, la loro crisi di coppia. Quando hanno ricevuto l’incarico hanno riflettuto a lungo se accettarlo oppure no; accettarlo avrebbe significato viaggiare insieme. Poi hanno deciso che si poteva fare, anche se forse per l’ultima volta.

Li unisce la musica. Ogni tanto cantano insieme qualcosa di conosciuto. Si canta e ovviamente i Beatles fanno parte della partita. In particolare, quando cantano “Don’t Let Me Down” fanno a gara a pronunciare il “Don’t”, come una specie di “Jon’t”, “Jont Let Me Down”. E’ divertente cantare insieme, ci si vuole bene con poco. L’hanno fatto per anni, anche se ora un po’ meno. L’effetto sui passanti davanti alle camere d’albergo è placentare, quasi consolatorio, ogni tanto qualcuno si affaccia dentro a chiedere chi siano, cosa stiano facendo. Va bé, è evidente, ma rispondono con somma educazione.

Sulla strada statale SS598 sfrecciano le bisarche con le “auto” prodotte nello stabilimento di Melfi, dall’altra parte della regione, su strade tra filari di viti ordinatissimi e ben curati. Quando si attraversa un paese, Pergola, Paterno, Sasso di Castalda, si vedono le tendine alle finestre, con qualche vaso di gerani.

Entrano Serena e Francesco

FRANCESCO
Non vedevo l’ora di andare via da Taranto. Mi sentivo soffocare.

SERENA
Ho dormito male stanotte. L’aria di Taranto mi ha accolto con troppo ardore, ma in fondo la città non mi dispiace. Dicono che una volta se pescava un ottimo pesce.

FRANCESCO
Sarà perché eravamo all’interno dell’area critica …

SERENA
Ti trovavi meglio a Gioia Tauro?

FRANCESCO
La differenza c’è.

NARRATORE
La loro, quella di Serena e di Francesco, è una strana storia, cominciata all’Ilva di Taranto e fiorita nel porto di Gioia Tauro. A forza di viaggiare si sono trasformati da ingegneri a sociologi, quasi per forza di cose, per il semplice fatto di poter vedere il disastro in cui versa questa zona del paese …

Da qualche tempo un’ombra si è insinuata nel loro rapporto, rompendone l’equilibrio.

FRANCESCO
(Messaggiando con Silvia, un’amica milanese) Molti hanno descritto la Puglia, la Calabria o la Lucania nei loro viaggi, ma erano visioni pittoresche e folkloriche, noi vorremmo fotografare la realtà di oggi, così come l’abbiamo sperimentata, per esempio in Lucania, dove stiamo andando, la Lucania di oggi, la Lucania della FIAT e del petrolio, una Lucania che non è quasi più proprietaria di se stessa.

SERENA
A chi scrivi?

FRANCESCO
A Silvia.

SERENA
C’è proprio bisogna di farlo sotto i miei occhi?

FRANCESCO
Perché, che cosa cambia?

NARRATORE
Ora sono sulla Strada statale SS598 e stanno andando verso il lago del Pertusillo, Viggiano e Tempa rossa, in direzione della Val d’Agri, una delle grandi valli lucane in cui è stato scoperto il più grande giacimento petrolifero dell’Europa continentale, in un territorio che lascia indovinare antichi splendori magnogreci ma che appare ora diradato e disadorno.

MUSICA
01) Tonight



II Movimento – Petrolio

NARRATORE
Francesco e Serena hanno passato un periodo di lavoro all’ILVA di Taranto, ingaggiati da una ditta di bonifica ambientale. L’esperienza è stata dura e istruttiva a un tempo. Hanno potuto conoscere la realtà di una grande industria che sparge le sue polveri su un’intera città. Ora stanno per inoltrarsi in un’altra realtà, quella del petrolio lucano. La differenza è che il contesto in cui si estrae il petrolio è molto diverso da quello urbano di Taranto.

SERENA
Bello questo profilo della costa che serpeggia sulla Ionica tra ulivi e case non finite …

FRANCESCO
Ho sentito parlare di Policoro, ci faremo una scappata uno di questi giorni.

SERENA
Vedi l’uscita di Scanzano, non è il luogo dove pensavano di fare un luogo di stoccaggio di scorie nucleari?

FRANCESCO
Penso di sì. Scanzano, il paese lucano dove il governo aveva deciso di seppellire le scorie nucleari, che vide una protesta di massa. Per il governo il deposito doveva essere un'”opera di difesa militare, di proprietà dello Stato” e avrebbe dovuto ospitare circa 80 mila metri cubi di scorie di II e III categoria, cioè con un tempo di vita di migliaia di anni, all’epoca custodite in depositi sparsi per l’Italia. L’operazione doveva essere gestita dal Commissario del governo generale Carlo Jean e realizzata dalla Sogin, società guidata dallo stesso generale Jean, con uno stanziamento previsto di 500.000 euro nel 2003 e poi 4,5 milioni l’anno per il 2004 e 2005.

SERENA
Ricordo le cronache dei giornali. Una scelta scellerata.

FRANCESCO
Scanzano Jonico è al centro di un’ area di agricoltura intensiva e, da alcuni anni, di importanti investimenti turistici, in particolare, di alcuni villaggi e resort che nell’ ultima stagione hanno registrato decine di migliaia di presenze.

SERENA
Sai proprio tutto.

FRANCESCO
La vicenda mi colpì.

SEREAN
Anche me.

FRANCESCO
La decisione rientrò, ma ha lasciato il segno da queste parti.

Silenzio

SERENA
D’estate deve essere bello fermarsi in un di questi lidi che si affacciano sul mare, ma i giornali parlano di inquinamento e ti passa la voglia al solo pensiero.

FRANCESCO
Prima o poi me lo farò un bagno, un bagno sperimentale …

SERENA
Non mi attira l’idea …

FRANCESCO
Dove è finito il tuo spirito da pioniera?

SERENA
Volatilizzato. Ma dov’è questo lago?

FRANCESCO
Quale, il Pertusillo? E’ a metà della valle … guarda questo paesaggio agreste, attraversato dai super-Tir che vanno a prendere il liquido prezioso. Secondo te, non portano ricchezza?

SERENA
Sembra che diventi ogni giorno più pestifero, tra grandi fiammate, così dicono gironali e ambientalisti …

FRANCESCO
Forse è il prezzo del progresso …

Silenzio

SERENA
Ci sono troppi super-Tir e  tu ti stai concedendo troppe licenze in deroga al codice della strada.

FRANCESCO
Quello che stiamo vedendo, da Gioia Tauro a Taranto non riesco a decidere se è progresso o regresso.

SERENA
Mi piace attraversare queste strade, seguire il profilo di questo paesaggio …

Silenzio

Com’è Viggiano, di cui tutti parlano?

FRANCESCO
L’intero complesso “Centro Olio Val d’Agri‘ occupa circa 180.000 metri quadrati a Viggiano. Nel Centro avviene il trattamento dell’olio qui convogliato per mezzo della rete di raccolta. Il fluido estratto dal giacimento e in arrivo al Centro è una miscela “multifase‘,
oleosa, acquosa e gassosa.

SERENA
Ho letto che il trattamento che avviene all’interno del Centro consiste nella separazione dell’olio estratto dal gas e dall’acqua di strato cui è associato, per poter esportare olio stabilizzato e gas.

FRANCESCO
Giusto! Dopo il trattamento si ottiene l’olio greggio stoccato in appositi serbatoi e quindi trasferito, tramite oleodotto, alla Raffineria Eni di Taranto per le successive lavorazioni;
poi il gas naturale (metano), desolforato, disidratato e opportunamente condizionato, immesso tramite una stazione di pompaggio presente nel Centro nella rete di distribuzione nazionale Snam Rete Gas; infine l’acqua di strato, trattata all’interno del Centro al fine di eliminare i residui di idrocarburi e di gas e poi, per mezzo di una condotta interrata, inviata al pozzo reiniettore Costa Molina 2.

SERENA
Qui viene reiniettata nel giacimento da cui era stata estratta insieme all’olio e al gas.

CANTO

02) Petrolio

E’ l’alba di un nuovo giorno
in Val d’Agri, ma sembra la fine,
tra nebbia, interruzioni, copertoni,
gallerie interminabili senza luce,
e fiumi di fumo di catrame bruciato.

I pesanti Tir vanno a prelevare petrolio,
una grande ricchezza che scorre in mani
di società multinazionali lontane,
lasciando sull’asfalto e sui campi scie
di chiazze inquinanti oleose e malsane.

Chorus
A noi tocca la fine per cancro.
le famiglie distrutte e i torti.
Ma tranquilli, egregi signori,
non daremo più fastidio,
fra poco saremo tutti morti.

Siamo nella Chernobyl lucana.
A nessuno importa che qui c’è gente
sull’orlo di un disastro ambientale.
Farà la fine dei propri nonni
in una nuova migrazione meridionale.

I paesi giacciono in fin di vita
e sul paesaggio tanto decantato
ma che è ormai solo un malato
neanche il cielo è più sincero,
chiazzato di offese e maltrattato.

Chorus
A noi tocca la fine per cancro.
le famiglie distrutte e i torti.
Ma tranquilli, egregi signori,
non daremo più fastidio,
fra poco saremo tutti morti.

Intorno al “Centro Oli” di Viggiano
non cresce più neanche una mela.
Era un terreno fertilissimo,
ci hanno buttato tanto veleno
da farlo diventare una discarica.

I contadini vendono i terreni,
non servono più a niente,
la storia delle generazioni svanita,
qui niente ha ormai più senso,
nemmeno forse la vita.

Chorus
A noi tocca la fine per cancro.
le famiglie distrutte e i torti.
Ma tranquilli, egregi signori,
non daremo più fastidio,
fra poco saremo tutti morti.



III Movimento – Area di sosta

FRANCESCO
(Messaggiando con Silvia) Seguendo il corso dell’Agri, si incontra un susseguirsi spettacolare di cime, interrotte da valichi e passi: il monte Volturino, la montagna sacra di Viaggiano, sulla cui vetta splende il santuario della Madonna Nera, il Sirino, spruzzato di bianco in inverno. Da qui i monti iniziano a precipitare a picco sul mare, fino alla bella costa di Maratea.

SERENA
E’ sempre Silvia?

FRANCESCO
Sì, Silvia.

SERENA
MA scende?

FRANCESCO
Penso di sì, è molto incuriosita da queste zone.

SERENA
In cinquanta metri tre bar, te ne sei accorto?

FRANCESCO
Cosa?

SERENA
Mi colpiscono queste strane aree di sosta.

FRANCESCO
Cos’hanno di strano?

SERENA
Non saprei dirlo, è una sensazione.

FRANCESCO
Forse perché qui è tutto sommerso, sotto traccia.

SERENA
E’ la diversità della Lucania che colpisce.

FRANCESCO
Forse solo il contrasto tra questo paesaggio montano e l’incredibile traffico di auto e camion, fanno a pugni, sono in contraddizione, non quadra.

SERENA
Forse è così.

CANTO

03) Area di sosta

Col sole aranciato basso sull’orizzonte
procediamo lenti e sorpassati dai padrepii
disegnati sulle fiancate dei tir.

Chorus
Il sonno di noia è senza sogni,

la fame senza spasimi,
il pullman ha una direzione ignota.

Riempio di carboidrati, zuccheri
e grassi l’attesa e fuori piove.
Risalendo, siamo rimasti in due.

L’autista indifferente mette nell’impianto
stereo del colosso a motore
una canzoncina mielosa di Ligabue.

E’ naturale dimenticare
l’ultimo problema esistenziale
in un’area di sosta autostradale,
tra gli sbuffi dei freni a pressione
dei tir a lunga percorrenza, di notte.

Chorus
Il sonno di noia è senza sogni,

la fame senza spasimi,
il pullman ha una direzione ignota.

La sola compagnia di un passeggero
incupito nelle sue cuffie color latte
e l’autista, che fuma una sigaretta dopo l’altra,
mi ricordano l’Epiro o la Tunisia meridionale.


IV Movimento- Calanchi

NARRATORE
La valle dell’Agri sta subendo una lenta metamorfosi. Questa era una delle più belle culle naturali della regione, benché una parte di territorio, tra Viaggiano e Corleto Perticara, è ora legato allo sfruttamento degli idrocarburi. Palazzi gentilizi, chiese e castelli medievali
sono scrigni di storia, assieme ai santuari mariani e luoghi di fede legati all’antica transumanza. Qui si snodava anche la via Herculea, tra la via Appia e la via Popilia.
Lungo questa strada, che tagliava la Basilicata da nord a sud, i Romani costruirono, sulla confluenza del torrente Sciàura con l’Agri, la città di Grumentum, nella prima metà del terzo secolo a.C.

SERENA
Mi sto affezionando a questo paesaggio, apparentemente verdeggiante e fertile …

FRANCESCO
Perché dici “apparentemente”? Non è dimostrato che ci siano
infiltrazioni inquinanti …

Sono arrivati nei pressi del lago Pertusillo

SERENA
Ma non la vedi quell’enorme macchia oscura sulla superficie del Pertusillo? E’ lì, davanti a noi, sotto i nostri occhi …

FRANCESCO
Non è detto che dipenda dallo sversamento …

SERENA
E da cosa vuoi che dipenda?

FRANCESCO
Proviamo a inoltrarci verso l’interno, questo paesaggio di calanchi è bellissimo … Come si formano i calanchi, ne sai qualcosa?

SERENA
I calanchi sono il risultato dell’erosione del terreno che si produce per l’effetto di dilavamento delle acque su rocce argillose degradate, con scarsa copertura vegetale e quindi poco protette dal ruscellamento.  Il paesaggio che si crea è aspro e suggestivo. E’ possibile osservare tutti gli stadi dell’evoluzione morfogenetica tipica delle argille, che conferiscono al paesaggio pregi naturalistici non comuni. Si hanno così sistemi di calanchi con creste sottili denominate a “Lama di coltello” che rappresentano uno stadio iniziale di erosione, e altre rotondeggiante chiamate “Biancane” o a “Dorso di elefante” che testimoniano forme erosive più mature. La disposizione dei calanchi dà vita a forme spettacolari: a spina di pesce, a raggiera o a pettine. Purtroppo l’area dei calanchi è sede di movimenti di masse (frane) che minacciano la stabilità i molti centri lucani.

FRANCESCO
Sei informata!

SERENA
Quando vado in un posto cerco di capire cosa troverò.

NARRATORE
Quando ne ha voglia, alla fine della giornata, o anche prima, in ore pensose, sul ciglio di una strada, su un prato, Francesco prende la chitarra. E se la smiela come fa Chris Rea, col suo suono così bluesy, morbido, glissato, profondo. Ci gioca con la chitarra. Ha una vecchia Ibanez elettrica, niente a che vedere con le Fender Stratocaster che vanno per la maggiore, con quel manico vellutato come un romanzo erotico, ma va bene lo stesso.

MUSICA

04) Calanchi (strumentale)


V Movimento – Ruins

NARRATORE
Un pullman  scarica gli operai dello stabilimento SATA di Melfi, gli operai FIAT, uno dopo l’altro, nelle aree di sosta dei distributori di benzina. Hanno disegnata sulla tuta la “P” di Punto che è la stilizzazione di un guidatore col volante. La Punto non si produce più, ma è romasta la tuta. Quelli che si vedono sono gli operai del turno di notte, entrano in fabbrica alle dieci di sera.

FRANESCO
Gli operai della SATA fanno una vita massacrante.

SERENA
Per poter restare devi accettare qualsiasi lavoro. O quello, o te ne vai. Lo spopolamento nel sud d’Italia è un dato strutturale. È in atto infatti un forte spopolamento dei comuni dell’entroterra, lo stiamo verificando ovunque.

NARRATORE
SATA è la sigla dello stabilimento Fiat di Melfi, in provincia di Potenza. La SATA è uno dei più importanti stabilimenti della casa torinese, ed una delle fabbriche automobilistiche più produttive del mondo. Lo stabilimento, progettato dall’architetto Marco Visconti, fu costruito fra il 1991 ed il 1993,con un investimento coperto per quasi la metà da sovvenzioni statali.

CANTO

05) Ruins               

Sono le nostre rovine
a venirci dietro meste,
sembriamo sepolcri al confine,
i giovani scappano da tale peste.

Non si vede più nemmeno
un’idea rimasta in piedi
– sotto c’è veleno nel terreno –

solo televisioni e leccapiedi.

Chorus
Questo paese
come si è ridotto?
Vive con poco,
un po’ razzista e un po’ bigotto.

La vita culturale scadente,
fra deragliamenti e frane,
libri e libri sospesi sul niente,
tutti a procurare grane su grane.

Gli operai per malasorte
sono tornati contadini.
Questo precariato sa di morte
tra il mare e gli Appennini.

Chorus
Questo paese
come si è ridotto?
Vive con poco,
un po’ razzista e un po’ bigotto.

Il chiacchiericcio inconcludente
fra talk show e serate mondane,
fiumi di parole che dicono niente,
solo da noi le cose sono così strane.

Non si assume più nessuno,
migliaia di giovani sono a spasso,
la laurea procura digiuno

non insegna l’arte del furto con scasso.

Chorus
Questo paese
come si è ridotto?
Vive con poco,
un po’ razzista e un po’ bigotto.



VI Movimento – Nocturne

NARRATORE
Prima di insediarsi tra le mura sorvegliate a vista del “Centro Olio” di Viggiano Francesco e Serena hanno fatto un sopralluogo preliminare in una fabbrica di Tito scalo, nei pressi di Potenza, all’attenzione delle autorità per sospetto inquinamento.

SERENA
Quando la settimana scorsa siamo stati a Potenza abbiamo potuto vedere un’altra realtà industriale della Basilicata …

FRANCESCO
Stai pensando al cimitero industriale di Tito Scalo? In quella zona c’è il più alto numero di fabbriche chiuse dell’intera provincia di Potenza. Un’enorme perdita di lavoro.

SERENA
Il traffico era notevole, come mosche che non sapevano più dove sbattere.

FRANCESCO
Da Tito fino a Brienza ci siamo trovati dietro un grande pullman, col suo popolo di passeggeri.

SERENA
Avevano tutti la stessa tuta.

FRANCESCO
Erano vestiti uguali.

SERENA
Sembravano i membri di una squadra di calcio.

FRANCESCO
Operai della SATA di Melfi. Operai FIAT. San Nicola di Melfi è lontano, il viaggio lungo.

SERENA
La barba non rasata, lo sguardo stanco. Le tute  chiazzate di macchie scure da meccanici.

NARRATORE
La fabbrica di Melfi ha contribuito alla ripresa produttiva della FIAT a metà degli anni novanta e alla crescita delle sue quote di mercato in Europa. Il suo ruolo strategico sulla produttività italiana e del gruppo industriale lo ha avuto anche nel 2014 quando la Fiat ha deciso che due dei modelli più commerciali (ma soprattutto più destinati all’esportazione) del gruppo Fiat Chrysler Automobiles venissero prodotti in questo stabilimento: la Fiat 500X e il Jeep Renegade, che affiancano le linee produttive della Fiat Punto.

E’ incerto se la Basilicata abbia tratto veramente giovamento dall’insediamento industriale, è un fatto però che ci lavorano o cia hanno lavorato migliaia di lucani.

MUSICA

06) “Nocturne” (strumentale)



VII Movimento – Notte di sortilegi

NARRATORE
Ora Li ha raggiunti Silvia, un’amica milanese, era curiosa di vedere la Basilicata, ne aveva sentito parlare in tivù.

Hanno imboccato la strada statale 653 della Valle del Sinni (SS 653), che costeggia, per tutto il suo corso, il fiume Sinni. Taglia orizzontalmente la Basilicata collegando l’Autostrada A3, nei pressi dello svincolo di Lauria Nord, alla strada statale 106 Jonica, nei pressi dello svincolo di Policoro Sud.

SERENA
Lungo il Sinni misantropico, quasi inerte, duro e assolato ci raccontiamo le ultime novità,
visto che non ci vedevamo da tempo. Stiamo andando a Maratea, la “Perla del Tirreno”, fa ancora caldo, ne approfittiamo per saggiare le acque saporose e profonde di una natura selvaggia.

FRANCESCO
Nella domenica di settembre il golfo lancia prepotenti richiami con le sue onde splendenti come sirene.

NARRATORE
Silvia, l’amica milanese, voleva vedere a tutti costi Maratea e la coppia l’ha accontentata,

FRANCESCO
La giornata a Maratea è stata splendida ma la notte è rischiarata dai violenti
bagliori di un incendio sulla costa: ettari ed ettari di bosco di pendio che vanno in fumo, alimentando alte fiammate e una pioggia di lapilli. Sembra di stare alle pendici di un vulcano. Le acque sono lambite dalle fiamme, che sfiorano le rive, in un osceno connubio
di elementi contrari, acqua e fuoco, cielo e inferno, dove la montagna calcarea incontra il mar Tirreno. Le pareti sono a strapiombo sul mare e presentano piccole insenature con spiagge ghiaiose. La vegetazione naturale che prevale è la macchia mediterranea. Sulle pareti calcaree su cui d’estate fiorisce la campanula azzurra (Campanula fragilis Cyr.) e resistono piccoli esemplari di pino d’Aleppo, il fumo si annoda in mille volute travolgendo i fichi d’India e le agavi, dalle cui foglie coriacee si ricavano fibre tessili, e le buganville dalle spettacolari fioriture. I massi cadono sulla provinciale ostruendo il passaggio in un turbinio di polvere. I fuochi punteggiano la costa, come in una parata di festa, col mare sotto che ingrossa.

CANTO

07) Notte di sortilegi

Notte di sortilegi
cielo di fregi, sulla costa
fra raffiche impetuose di vento,
vento di terra che frena il mare,

vento che porta fuoco nel rogo
e incendia la notte di San Lorenzo,
vento che scuote
in una moltitudine di scintille,

fosca la notte nel fuoco dei fuochi
che dipinge di sue vampe
il mare atterrito. Le stelle perdono
la scena spaurite tra folate che rotolano

sassi in un groviglio di alberi allampati,
tra spire che vorticano come baccanti.
Fuoco che brucia nel caldo
vento che non tace.



VIII Movimento – Fast fud

NARRATORE
Dopo aver lasciato Silvia nella stazione di Potenza Francesco e Serena si dirigono verso il Bed & Brekfast  dove dovranno rimanere per le prossime tre notti. La sede centrale dell’azienda per cui lavorano è nella zona industriale del capoluogo di regione.

Silvia fa l’esperienza delle ferrovie dell’interno. Non ha potuto prendere il Frecciarossa, si deve accontentare un trenino lento e malmesso, che la porta verso Salerno, per una coincidenza. Esperienze di questo genere Silvia le ha lette solo sui libri.

I viaggi  in Basilicata mimano eterni sospiri pazienti su strapuntini erranti e senza gloria di corriere scotellariane e contadine, con panini avvolti nei fazzoletti, in pesanti atmosfere da rifugio sotterraneo. Le vicissitudini della cronaca spingono continuamente questa regione dentro e fuori dalla storia.

Francesco si avvolge nei suoi auricolari che trasmettono la musica maledetta di John Campbell, le mani affondate nel cappotto, l’umore al nero. C’è pochissima gente per strada, frettolosa e scostante.

Qualcuno ha detto a Francesco che c’è un locale nel rione di Betlemme che da poco ha ripreso a fare musica. La coppia vi si avvia. Nel parcheggio sono posteggiate vetture d’epoca, c’è anche un pulmino Wolkswagen, davanti a cui Francesco esibisce un gesto antico. Entrano, cercando del proprietario. Si alza da una poltrona una signora dalla recente messa in piega. Era seduta accanto a una stufa, dall’aria non regolamentare. Spiega che in quel locale non si fa affatto musica. I rari avventori si esibiscono in una lenta manducazione; nei piatti hanno qualcosa che ha tutta l’aria di essere uno stufato. Ci deve essere un errore, spiega la signora e questo è dolorosamente evidente.

Nella notte potentina una figura solca Via Pretoria con uno skateboard. Ha le lacrime agli occhi per il freddo. Fende la notte del lungo inverno potentino, nella desolata solitudine dell’ora. Non è tardi, ma a quest’ora d’inverno si vedono in giro solo ubriaconi, avventori perdigiorno del Gran Caffè, venditori ambulanti. Gente che si fa scorrere il giorno addosso. Le stesse persone che trovi alle sette di mattina. Le persone perbene stanno al caldo, intorno al desco, davanti alla televisione. Chiusi.

CANTO

08) Fast fud

Lento il treno solca
le vallate lucane,
indolente e sonnacchioso,
ogni fermata uno sbadiglio.
Il sole ha il tepore di vacanze sospese;
lunghe misteriose epocali
le fermate alle stazioncine locali.

Tra i quattro che giocano a tressette
c’è il solito imbroglione e pure incazzato
che urla parole, parole a caso
sul mesto panorama desolato.
Non c’è neanche chi vende panini
e il cesso è puzzolente e sfasciato.

Quando sale il controllore a Sicignano
s’imbuca l’abituale clandestino
il ferroviere ne ha già viste di ogni colore
chiude gli occhi e si asciuga il sudore
in un treno che stenta a decollare.

Quando vedi il Sele vuol dire che sei
quasi a Eboli, nei pressi di Salerno,
lì dove si era fermato il padreterno.
A Battipaglia c’era
un negozietto di sfogliatelle,
calde e untuose come un dolce messicano,
ora al suo posto c’è un fast fud americano.



IX Movimento – Dreamers

NARRATORE
Nel Bed & Brekfats di Potenza i due ingeneri sono accompagnati dal dolce ronzio di un canestro per la spesa che esibisce glorioso la vertigine di una gru da cortile, indifferente al suo carico di mulignane. Quest’alberghetto ospita una comunità discretamente cosmopolita, solo l’ascensore sembra una prigione dell’Isis.

Francesco si sente come  un ulisside inchiodato al suo tavolino da lavoro, impegnato con una lingua indecifrabile e arcana.

Una signorina lievemente obesa e tutta vestita di nero gioca a nascondino con l’ascensore a vista del palazzo di fronte, poi si cheta, salendo scaloni che come minimo risalgono al milleottocento. Qui i cortili interni sono tutta una famiglia; Francesco riceve parecchi saluti quando si affaccia a fumare. Dai meandri del cortile emerge una musica strana che volteggia inquieta nell’aria attraversata da un’alone di foschia.

Sul giornale locale hanno scorto l’annuncio di un concerto in un locale della città, a cui decidono di aderire per mancanza di meglio.

Stasera sono di scena i “Ruins” al Pipistrello, nell’umida periferia della città, a Sant’Antonio La Macchia, zona di pomiciate ultrasoniche e spaziali. Negli anni Settanta ci si andava con la 5oo di papà, era il freno a mano a dare fastidio e i sedili non erano ribaltabili. Il locale è piccolo e stipato fino all’inverosimile. I “Ruins” sparano una musica ad altissimo volume in una specie di metal pestatissimo, mentre qualcuno sta spiegando a una tizia chi era Lemmy dei Motörhead. Francesco e Serena sono a pochi centimetri da uno degli amplificatori, intontiti dal frastuono, ma i “Ruins” sono abbastanza bravi. Nel locale c’è tutta la Potenza giovanile e vagamente alternativa. Il gruppo è salutato da un fracco di gente. La Potenza rockettara li riconosce come propri membri, sono i “Ruins” a non ritenersi rockettari tout court, ma non fa nessuna differenza.

MUSICA

09) Dreamers (Strumentale)



X Movimento- Bocconiana

NARRATORE
La figlia della proprietaria oggi è partita per Milano e la madre ne ha fatto un dramma.
Milano è lontana, ora vedrà la figlia a Natale e Pasqua. E poi, le spese. Ma non c’è stato niente da fare, è voluta andare a Milano, alla Bocconi. Chi rimane indietro è uno sfigato, ha detto.

I due si perdono pigramente dietro a racconti di preparazione del pasto della sera, minuziosi ed eruditi: qualcuno ha a cena una parente.

Nel cortile tutte le finestre sono aperte, ascoltano inascoltati i discorsi di tutti, di chi prepara qualcosa in bagnomaria e di chi sta vincendo una partita a tressette.

In una notturna Potenza nebbiosa e assonnata Francesco esce per fare una passeggiata in centro. Si massaggia lo stomaco, il quale rischia di collassare sotto il peso dello sgranocchio randomatico e irregolare di questi giorni (e anche dell’alcol, se è per questo). Serena quando è assonnata è temibile, può rompere qualsiasi cosa incontri sul suo cammino.

Cullati nel dolce conformismo di provincia, le imminenti vacanze di Natale assumono contorni lirici. Il ricongiungimento familiare di chi è fuori per studio consiste in una rapida comparsata nel pranzo di famiglia e per il resto fuori con le amiche e gli amici a tessere nuove trame; a lavare la biancheria sporca ci pensa la mammina, che è tanto contenta quando si può risentire di nuovo e finalmente necessaria. Lunghe processioni religiose solcano la città, con stazioni di raccoglimento in cui si vanta la pratica della castità e delle buone maniere. Gli impiegati dei numerosi uffici (ci sono solo uffici a Potenza) smettono per un momento di  fare pettegolezzi sulle pratiche sessuali dei colleghi o magari sul costoso vestiario della moglie del capufficio. Molti insegnanti possono godersi in pace gli effetti salutari degli psicofarmaci, senza misurare le dosi, con lunghe dormite sulla poltrona davanti alla tele e interminabili sogni di riscatto.

In tutto questo mare di noia e di perbenismo ve lo immaginate come sono visti i “Ruins”? Forse non ci vuole molta fantasia. Sono considerati peggio del demonio, peccatori incalliti, trasgressori della morale pubblica, anarcoidi, comunisti, delinquenti, fuorilegge. Fanno troppa musica originale, non scopiazzano cover di musicisti famosi. Dicono troppe cose nei loro testi. Un vero lucano dovrebbe avere sempre il sorriso sulle labbra e dire che tutto va bene, se no fa scappare i turisti; i “Ruins” parlano invece di rovine lucane, sono dei veri disfattisti.

CANTO

10) Bocconiana

Sei bella, tosta e tutta in nero ora.
Al pensiero del tuo amore alla deriva
ti batte quel maledetto cuore ancora
e per ripicca ti vesti come una diva.

Metti insieme a caso happy hour
e ormoni col sapore dei soldoni
ma sembri molto giù in questo tour,
anche tutta “discoteche e Bocconi”.

Chorus
Mentre citi l’economia di mercato
e ti chiedi “l’amore che cos’è?”
versi lacrime di dolore insensato
ma è quell’amore che ora non c’è.

T’ho visto a lezione piegata e mesta
sullo smart del tuo amore andato a male,
una selfie strappata in una patetica festa
fatta durante le vacanze di Natale.

Hai troncato la tua adolescenza
e ora che da lontano guardi i messaggi
a novecento chilometri di distanza
capisci cos’è la visione dei miraggi.

Chorus
Mentre citi l’economia di mercato
e ti chiedi “l’amore che cos’è?”
versi lacrime di dolore insensato
ma è quell’amore che ora non c’è.

Ora sei sola nei tuoi vestiti a tiro,
studi in una città molto molto su
-anche se c’è qualcuno che ti prende in giro –
ma ormai non ci credi nemmeno tu.

Chorus
Mentre citi l’economia di mercato
e ti chiedi “l’amore che cos’è?”
versi lacrime di dolore insensato
ma è quell’amore che ora non c’è.


XI Movimento- Oil Trip SS 598

NARRATORE
E’ il momento di tornare verso Taranto e poi da lì, verso Gioia Tauro. Il cerchio delle ispezioni sta per chiudersi. Sta per chiudersi il viaggio di Francesco e Serena in Basilicata. Le strade sono deserte. La stanchezza ha raggiunto livelli di guardia. La lancetta è costantemente sul rosso. Il paesaggio sta cambiando. Fa molto freddo in Basilicata e la luna è tramontata.

Il toast preso a volo in una stazione di servizio è troppo bruciato.

Non si parla d’altro che di macroregioni  sui giornali locali   e in particolare del fatto che vogliono smembrare la Lucania in due, un pezzo alla Puglia un pezzo alla Calabria. “Ci vogliono far arrivare la ‘ndrangheta sotto casa”, dice uno. Petrolio e ‘ndrangheta, di questo si parla da queste parti. Il progetto delle Macroregioni genera perplessità da molti punti di vista. Forse serve a risparmiare, ma non rispetta identità ed esigenze locali, in un paese geloso delle proprie identità. Ma poi c’è un’altra domanda: possibile che tutto il danno per il sud venga sempre e comunque dal Piemonte? Storia vecchia: dall’esercito di occupazione piemontese dopo l’Unità d’Italia alla scellerata decisione del generale Carlo Jean di localizzare le scorie nucleari a Scanzano, in provincia di Matera . Ora la decisione di dividere la Basilicata, che risale a un vecchio progetto della FIAT. Fortuna che hanno a che fare con un popolo abituato a secoli di pazienza e sottomissione. In Val di Susa queste scelte sono molto più pericolose. La vicenda delle macroregioni stimola diverse considerazioni e in particolare il flusso negativo dei giovani dal sud al nord. Ciascuno è libero di fare le proprie scelte e andarsene a studiare fuori regione può essere un’occasione di arricchimento; molti l’hanno fatto, ma poi sono tornati. Ora invece non torna più nessuno, alla rincorsa di un mito. Quindi, le scuole del sud formano per tutta l‘adolescenza giovani nelle loro scuole che poi si specializzano altrove e magari finiscono a fare i ragionieri in una concessionaria di automobili a Cusano Milanino. Magari dopo aver fatto la Bocconi. E’ un tasso negativo assoluto e non si capisce bene con quale guadagno, se non quello di essere considerati “terun”. Bella roba, dopo tutti questi sacrifici; ma sembra proprio che bisogna rassegnarsi ai percorsi degli uccelli migratori lucani, il mito è troppo forte!

CANTO

11) Oil Trip SS 598

E’ verde questa valle,
più verde delle mie speranze,
ma non me la conta giusta
questa esse esse cinque nove otto.

Non si vede quello che c’è sotto,
tra i prati e le colline
e speriamo che presto
non diventi rosso.

Rosso come i tumori in seno,
rosso come queste fiamme,
vampate che spengono il cielo
nei pressi del Centro Olio.

Esse esse cinque nove otto,
qualcosa si muove qua sotto.
Sta per piovere a dirotto
Esse esse cinque nove otto,

Si erge come una centrale
nucleare nel deserto,
questa cattedrale
alle soglie dell’inferno.

Se si inquinano le falde
qui saranno dolori per tutti,
ammalano l’acqua,
inquinano il domani.

Quanto ci vuole per far diventare
nero tutto ciò, come il petrolio?
Nero come il senso di colpa,
di un consiglio di amministrazione?

Esse esse cinque nove otto,
qualcosa si muove qua sotto.
Sta per piovere a dirotto
e va tutto a quarantotto.



XII Movimento – Senza di te

NARRATORE
Nessun Tir sulla SS598, solo qualche raro passante. Fra poco, probabilmente, le strade si riempiranno di vacanzieri di Natale, in direzione Metaponto, Pisticci, Scanzano, Policoro da un lato e Paestum e il Cilento dall’altro.

Francesco mette la musica “a palla” e lancia l’auto verso l’orizzonte. Ma si deve fermare per un bisogno urgente, inzaccherandosi fino al ginocchio nel lembo di terra adiacente alla piazzola di sosta in cui si è inoltrato. La situazione raggiunge rapidamente i vertici del disastroso. Non resta che andare verso la macchina. Sta nettando il fango dalle scarpe su un cespuglio di erba verdissima, quando sente grida di allarme che provengono dai pressi della macchina. Serena urla che sta per essere aggredita da un branco di cani.

L’auto guadagna rapidamente la salvezza mentre il cielo si apre in un diluvio biblico. La strada è dissestata come un tratturo di campagna. La nebbia fittissima, che lentamente si dirada nel dedalo delle strade che non portano a nulla. Alla fine sbucano a Genzano, con il sospetto che forse non dovevano passare da lì, ma ormai ci sono. L’orizzonte si distende, appiattendosi, la Puglia non è lontana.

Quando la coppia attraversa la sogli del bar che troneggia al centro della piazzola di sosta, sembra un branco di briganti scesi dalle montagne, con i pantaloni e le scarpe pieni di fango, che ora va asciugandosi e quindi ha cambiato colore, è più chiaro. Francesco è guardato un po’ con sospetto dagli avventori del bar. Serena sta facendo una telefonata “riservata”.

MUSICA

12) Senza di te (strumentale)



XIII Movimento- Due derive

FRANCESCO
Tra le valli e i monti di questa regione si nascondono ricchezze inesplorate, storia, cultura, paesaggio. Pochi si avventurano da queste parti, magari per aver visto un film. I lucani sono ritrosi, non amano fare pubblicità, non amano mettersi in mostra. Li celano quasi i loro tesori. Ma Francesco e Serena hanno potuto intravedere qualcosa di questa ricchezza, lenitiva delle loro pene d’amore. Stanno bene insieme, ma non si riconoscono più. Ma forse qualcosa può rinascere, se ciascuno dei due mette da parte crucci e problemi.

Il cielo è scuro di pioggia e di neve, le strade bagnate, l’aria di quel freddo particolare prodotto dall’umidità.

Nevica. I fiocchi frastornano l’aria, sospendendo i confini tra cielo e terra. Serena saltella nel biancore come un uccellino, Francesco fissa l’orizzonte.

MUSICA

13) Due derive

Siamo come due derive
che fendono il vento che arriva
dal mare nell’ora sonora
del silenzio e del tramonto.

Vi affondiamo incuranti dell’ora;
ma io non vorrei
essere in nessun altro posto
con nessun’altra persona.

In nessuna altra memoria.
Con nessun’altra fermare il tempo,
dire addio alla storia.

 

NARRATORE
Ora è la  nebbia ad avvolgere il paesaggio, come uno stato d’animo. Quando si dirada si comincia a vedere il sole, proprio sotto le cime di monti lontani, che si scorgono in lontananza. Un’immagine di sfolgorante bellezza …

FINE


Indice delle musiche

01) Tonight (strumentale)
02) Petrolio (vocale)

03) Nocturne (strumentale)
04) Area di sosta (vocale)

05) Calanchi (strumentale)
06) Senza di te (strumentale)
07) Notte di sortilegi (vocale)
08) Dreamers (strumentale)
09) Fast fud (vocale)
10) Bocconiana (vocale)
11) Oil trip SS 598 (vocale)
12) Ruins (vocale)
13) Due derive (vocale)


LOST ORPHEUS ENSEMBLE
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